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Il Rapporto UIF 2025 – Prima Parte

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Antiriciclaggio e ComplianceNews

Il Rapporto UIF 2025 – Prima Parte

Non quante, ma quali: il Direttore Serata richiama la qualità delle segnalazioni e il valore insostituibile del giudizio professionale

Prima Parte – La presentazione e il messaggio del Direttore

A cura del Prof. Silvestri

Il 16 giugno, presso la Sede della Banca d’Italia in Via Nazionale a Roma, si è tenuta la presentazione del Rapporto Annuale 2025 dell’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia. Come ogni anno, ho avuto il piacere di partecipare su invito del Direttore della UIF, Dott. Enzo Serata, al quale rivolgo il mio ringraziamento per l’opportunità di assistere in presenza a un appuntamento che resta un punto di riferimento imprescindibile per chi, come noi, si occupa quotidianamente di formazione e cultura antiriciclaggio.

L’intervento si è concentrato interamente sulla relazione del Direttore, che ha potuto affrontare con ampiezza sia i numeri del 2025 sia le linee di indirizzo strategico della UIF per i prossimi anni. Ho deciso anche questa volta di articolare la mia analisi in tre puntate: in questa prima parte mi concentro sul messaggio del Direttore e sui temi strategici da lui richiamati; nelle prossime due entreremo nel dettaglio dei dati del Rapporto e delle minacce emergenti.

Il messaggio centrale: qualità prima di tutto

Il filo conduttore dell’intervento di Serata è stato netto e ribadito più volte: la sfida per il sistema antiriciclaggio italiano non è incrementare il numero delle segnalazioni di operazioni sospette, ma migliorarne qualità, contenuto informativo e capacità di generare valore investigativo. Un messaggio che il Rapporto stesso conferma nei dati: nel 2025 la quota di SOS classificabili a rischio di riciclaggio basso o nullo è scesa al 18,9% (dal 20,4% del 2024), mentre la percentuale assegnata a un rating alto o medio-alto si è attestata al 42,1%. Non un arretramento, secondo il Direttore, ma un segnale che gli operatori stanno imparando a segnalare meglio, anche se il lavoro da fare resta molto.

Su questo punto Serata è stato esplicito anche rispetto al ruolo della tecnologia. L’intelligenza artificiale, ha detto in sostanza, è un ausilio prezioso per individuare anomalie e correlazioni che la sola analisi convenzionale non sempre riesce a cogliere, ma non può sostituire il giudizio professionale: è la competenza umana a fare la differenza tra un dato e un’analisi, tra un’anomalia e una prova. Una posizione che il Rapporto Annuale articola con maggiore dettaglio in un passaggio tecnico: l’Unità ha riscontrato che un utilizzo acritico dei modelli automatici di monitoraggio transazionale può generare un eccessivo affidamento sulle logiche implementate nelle procedure, con conseguenti difficoltà nell’individuare anomalie non previste e, in alcuni casi, informazioni parziali, ripetute o non coerenti con i fatti esposti. La UIF ha già avviato interventi diretti — lettere e incontri tematici — verso i segnalanti che hanno adottato in modo poco presidiato queste procedure.

Una conferma per un percorso già avviato nella formazione

Ascoltando Serata insistere sulla qualità come priorità strategica del sistema, non ho potuto fare a meno di pensare a una scelta fatta a partire dallo scorso anno accademico nella costruzione dell’International Executive Master AML/CFT Diploma – Including AMLACert and CAMS. Ho introdotto allora due moduli specifici, dedicati al Total Quality Management applicato al miglioramento del processo delle Segnalazioni di Operazioni Sospette: un percorso che applica alla SOS framework di derivazione industriale — dal modello delle 5P della qualità alla logica del miglioramento continuo — per leggere in modo critico proprio il passaggio che la UIF ha reso oggi vincolante. Il Provvedimento del 4 maggio 2011 era costruito attorno alla centralità del dato — campi strutturati, tracciati standard, trattamento automatico — più che del processo valutativo del segnalante; un impianto che nel tempo ha finito per favorire segnalazioni difensive e ripetitive, secondo la logica “se rientra in un indicatore, segnalo”. Le nuove Istruzioni invertono il paradigma, spostando il centro dal documento al processo organizzativo che lo produce: un principio che in aula sintetizziamo così, la SOS è l’esito di un processo valutativo, non il risultato di un automatismoEd è un processo che, per definizione, non lo fa un software: lo fanno le persone — è sulle persone, prima ancora che sugli strumenti, che i due moduli investono. Una scelta didattica fatta prima ancora che la UIF annunciasse questa revisione, anticipando così il cambio di rotta che troverà piena attuazione con l’entrata in vigore delle nuove Istruzioni il 1° luglio 2026. Sentire che il Direttore della UIF individua nella qualità — e non nella quantità — la vera sfida del sistema è una conferma diretta della bontà di questo approccio didattico, e un ulteriore stimolo a rafforzarlo nelle prossime edizioni del Master.

Le sfide indicate per i prossimi anni

Nel tracciare la rotta per il prossimo futuro, il Direttore ha richiamato un insieme di aree di attenzione che, lette insieme ai contenuti del Rapporto, danno la misura di quanto il perimetro del rischio si sia ampliato rispetto a pochi anni fa:

Frodi informatiche e criminalità digitale. È il fenomeno che ha pesato più di ogni altro sulla crescita delle segnalazioni nel 2025: circa 31.600 SOS, quasi un quinto del flusso totale, sono riconducibili a condotte fraudolente — dal condizionamento psicologico della vittima ai falsi broker che promettono rendimenti elevati attraverso investimenti in criptoattività.

Criptoattività e riciclaggio. Le segnalazioni riferibili a operatori in valuta virtuale sono quasi raddoppiate (+85,1%, da 3.165 a 5.859), mentre cresce l’uso di strumenti — mixer, privacy coin, stablecoin — pensati per ridurre la tracciabilità delle transazioni.

Professional money laundering. Nell’ambito delle segnalazioni legate a evasione fiscale (il 20% del totale), la UIF ha individuato schemi sempre più sofisticati basati su infrastrutture finanziarie transnazionali, vIBAN collegati a prestatori di servizi di pagamento non autorizzati nell’Unione europea e arbitraggio regolamentare tra giurisdizioni.

Finanziamento del terrorismo. Le SOS specifiche sono state 310 (rispetto a 340 nel 2024): un numero contenuto ma costantemente monitorato, anche alla luce dell’evoluzione dei canali di finanziamento digitali.

Sfruttamento sessuale dei minori. Un’area in cui il Rapporto segnala un incremento significativo — 263 segnalazioni rispetto a 145 nel 2024 — riconducibile soprattutto a trasferimenti in criptoattività verso wallet associati alla diffusione di materiale illecito, individuati anche grazie a tecniche di blockchain forensics e a un modello di machine learning sperimentato dall’Unità.

Infiltrazione criminale nelle imprese fragili. L’analisi strategica della UIF ha approfondito il legame tra peggioramento del merito creditizio delle imprese e probabilità di successiva infiltrazione criminale, mostrando come le imprese infiltrate tendano a sopravvivere più delle altre anche in presenza di restrizioni creditizie.

Geocriminalità e nuovi scenari geopolitici. La criminalità organizzata, rileva il Rapporto, ha assunto una dimensione ulteriore nel contesto internazionale attuale, arrivando a giocare un ruolo nelle strategie di competizione geopolitica grazie a reti e canali logistico-finanziari transnazionali.

Avvio dell’AMLA e cooperazione internazionale. Nel corso dell’anno si è completato l’assetto istituzionale della nuova Autorità antiriciclaggio europea, con l’avvio dei lavori del General Board e la pubblicazione del primo documento programmatico.

Un sistema riconosciuto, ma sotto pressione

A chiudere il quadro generale, un dato che lo stesso Direttore ha richiamato con orgoglio ma anche con la consueta cautela: nel biennio 2024-25 la Guardia di Finanza ha comunicato circa 44.400 feedback positivi sulle segnalazioni trasmesse dalla UIF, l’84% dei quali riferiti a SOS classificate a rischio medio-alto o alto. Numeri che testimoniano un sistema che funziona, ma che — come emergerà nelle prossime due puntate — si confronta con minacce sempre più digitali, transnazionali e sofisticate.

Nella seconda parte entreremo nel dettaglio dei numeri del Rapporto 2025: i flussi segnaletici per tipologia di segnalante e per area geografica, la qualità e la tempestività delle segnalazioni, i provvedimenti di sospensione e i riscontri investigativi.

Appuntamento alla prossima settimana con la II^ Parte.

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